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Il calcio, è innegabile, sta andando sempre più alla velocità della luce: non solamente nel senso delle sempre migliori prestazioni fisiche degli atleti, quanto delle modifiche e delle innovazioni che gli organismi stanno apportando.

Dalla moltiplicazione delle partite e delle competizioni ai cambiamenti del regolamento del gioco, che talvolta è stato snaturato, in nome dello spettacolo al fine di aumentare l’evento che è il goal, pane del football. La tecnologia sta sempre più venendo in soccorso dello sport e così, dove l’occhio umano non può arrivare , ecco che l’occhio di falco ( o bionico) interviene a risolvere incertezze, salvando da errori.

Dal basket al tennis al volley, passando per sport individuali come la scherma, il calcio non poteva non seguire la via del computer che aiuta. Oggi si parla di VAR, ma già a partire dal campionato 2015-16 la tecnologia sta aiutando, nella Serie A italiana, l’arbitro a dirimere l’annosa questione del goal-no goal.

Ma ci volle quasi un intero girone d’andata per vederla utilizzata. La sofisticata strumentazione venne infatti in soccorso della giacchetta nera Irrati che, all’86°, assegnò la rete del definitivo 3-3 a Simone Pepe in Chievo-Roma. Fu precisamente una punizione calciata verso la porta della Roma che colse di sorpresa il portiere giallorosso Szczesny, incapace nel trattenere la palla che aveva sbattuto sul palo.

Ai Mondiali 2014 in Brasile, la massima competizione per importanza, l’occhio della tv fu utilizzata già durante un match del primo turno. Il 15 giugno 2014 a Porto Alegre l’arbitro brasiliano Sandro Ricci ebbe “l’aiuto dal cielo” per stabilire che il pallone colpito di testa dal francese Karim Benzema aveva superato il portiere dell’Honduras Noel Valladares.  Il match terminò con la vittoria dei transalpini per 3-0.

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