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Se oggi il calcio alle Olimpiadi non riscuote granché successo, mancando i big che non dimostrano interesse (forse più i loro clubs) a partecipare al più grande evento dello sport, agli albori del football la rassegna olimpica rivestiva i panni di un Mondiale Bis. Ed ai Giochi di Parigi 1924 la nazionale dell’Uruguay voleva assolutamente prendere parte, motivata dal fatto di aver saltato le prime tre edizioni e dalla volontà di confrontarsi con le compagini europee.

Ma un grosso scoglio era da superare: mancavano i fondi per sostenere la trasferta. All’epoca i viaggi transoceanici si fanno in nave ed erano decisamente costosi, oltreché estenuanti.
Se le casse erano vuote, i cuori erano ricchi (di buona volontà): Atilio Narancio, dirigente federale e delegato del Nacional, decide di ipotecare la propria abitazione per acquistare i biglietti per il viaggio in nave dall’Uruguay alla Spagna.

Arrivati sul continente, toccherà ai giocatori darsi da fare, dovendosi guadagnare il viaggio fino a Parigi, disputando incontri amichevoli in varie città contro rappresentative locali da vincere assolutamente. La Celeste riesce nell’impresa (9 vittorie in altrettante gare disputate) ed arriva nella capitale francese giusto in tempo per l’apertura dei giochi.

La formula del torneo è semplice: un primo turno ad eliminazione diretta, una sorta di barrage, poi ottavi, quarti di finale, semifinali e finali (per il bronzo e per l’oro). All’Uruguay tocca giocare fin dall’inizio e l’accoppiamente non sembra favorevole: la Jugoslavia è infatti una delle compagini europee di più alto livello. Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio, pensano gli slavi: ed allora vengono inviati degli osservatori a spiare i sudamericani che, non appena si accorgono di essere osservati, mettono in scena durante l’allenamento una sorta di carnevalata. Cominciano infatti a fingere di commettere errori clamorosi, sbagliando passaggi, scontrandosi tra sé e calciando malamente il pallone. Gli osservatori se ne vanno soddisfatti già dopo pochi minuti: «Fanno tenerezza, questi poveri ragazzi venuti da tanto lontano», riferiranno al loro ritorno all’allenatore slavo.

Il 26 maggio è il gran giorno: l’esordio degli organizzatori, presso lo stadio Olimpico Yves-du-Manoir, meglio noto come “Colombes”, celebre per aver ospitato la partita del film Fuga per la Vittoria, è dei peggiori.
Sul pennone la bandiera nazionale viene issata al contrario, mentre la banda suona addirittura l’inno brasiliano, suscitando ovvie riprovazioni tra i membri della spedizione olimpica uruguaiana.

Ma l’orgoglio dell’undici celeste non vine scalfito: vittoria schiacciante per 7-0, a cui seguiranno i successi contro Stati Uniti (3-0), Francia (5-1), in semifinale la prima fatica, “solo” 2-1 contro l’Olanda mentre nella finalissima del 9 giugno la Svizzera verrà superata con un chiaro e risolutivo 3-0.

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