Antefatti

Domenica 13 marzo il Grande Torino è atteso dalla trasferta nella Capitale in casa della Lazio: i biancocelesti stanno vivendo un’annata assai difficile, tanto da trovarsi nelle paludi basse della classifica, a quota venti punti, a soli tre lunghezze dai fanalini di coda Atalanta e Pro Patria, che chiudono il campionato di Serie A con 17 punti.

I biancocelesti stanno pagando il passaggio dal vecchio Metodo, modulo utilizzato nelle prime giornate di campionato sotto la gestione Tognotti, al Sistema, adoperato da quando sulla panchina laziale siede Mario Sperone, un personaggio che a Torino (sponda granata) conoscono davvero bene. Storico mediano degli Anni Venti, scudettato nel 1927/28, l’astigiano è stato anche allenatore in seconda del Torino negli anni di guerra e la stagione precedente era stato assistente di Egri-Erbstein, guidando spesso in prima persona gli Invincibili, a causa dei problemi che avevano costretto il tecnico ungherese a rimanere in Ungheria per qualche mese.

Sperone alla Lazio ha ora l’opportunità di guidare la squadra da capo allenatore ed ha subito conferito la sua proverbiale grinta al suo undici secondo il motto, da lui coniato, “palla lunga e pedalare”.

La Lazio, che la domenica precedente aveva riposato a causa del maltempo che aveva obbligato il rinvio della partita contro il Bari, in settimana ha disputato un’amichevole di lusso contro un’altra squadra granata, la Salernitana (appena retrocessa dalla Serie A), per preparare al meglio la grande sfida.

Il Torino non arriva a Roma nella sua migliore edizione: la squadra granata è infatti priva dei suoi assi Mazzola e Maroso, fermi per infortunio, mentre il portiere Bacigalupo ha dei problemi al polso ed è in forse per la gara.

Le due squadre

Domenica 13 marzo 1949 alle 15.30, lo Stadio Nazionale di Roma, sulle cui ceneri verrà costruito lo Stadio Flaminio, è gremito con 20 mila spettatori, tra i quali l’onorevole Giulio Andreotti e il presidente del C.O.N.I. Giulio Onesti.

A bordocampo è presente la troupe cinematografica della Settimana Incom, che riprenderà alcuni spezzoni della partita. Il terreno di gioco è indegno per uno stadio di una città importante come Roma: la fascia centrale del campo è infatti quasi interamente priva d’erba.

La Lazio, nel suo canonico completo celeste con colletto bianco, si schiera con il classico WM.

Il portiere è Marco Brandolin che in questa stagione ha tolto i galloni da titolare allo storico portiere laziale Uber Gradella, fermo per un brutto infortunio. Gradella a fine stagione, messo in lista di svincolo dalla società capitolina, preferirà ritirarsi dal calcio piuttosto che proseguire con la sua carriera di portiere in un’altra squadra, per troppo amore verso i colori biancocelesti (altri tempi!).

Il terzetto difensivo è formato dai terzini Antonazzi e Piacentini, grande ex della sfida e membro del primissimo Grande Torino (quello della stagione 1942/43), lo stopper centrale è l’esperto Remondini, ex Milan e Modena. I due mediani “bassi” sono Montanari, uno dei rarissimi calciatori laureati (in farmacia) ed Alzani.

Le due mezzali sono il dinamico Magrini ed il simbolo biancoceleste “Flacco” Flamini, classico giocatore argentino dotato di tecnica, ma passo lento, che negli Anni Sessanta/Settanta, dopo undici stagioni trascorse in maglia biancoceleste, sarà storico allenatore delle giovanili laziali.

Il tridente, infine, è formato dal guizzante Puccinelli a destra, altra bandiera della Lazio, dal centravanti rumeno di origini ebraiche Norbert Höfling (nativo della Bessarabia, oggi regione dell’Ucraina e prelevato a gennaio dall’MTK Budapest) e dal franco-ungherese Ferenc Nyers (che la stampa di allora chiamava Nyers II), fratello del più celebre Istvan, arrivato in estate dallo Strasburgo. Stesso ruolo e stessi tratti somatici del più celebre fratello Etienne, anche se dotato di minor talento. L’undici laziale è una piccola rappresentativa d’Italia con due soli romani (Antonazzi ad Alzani) e tre stranieri di cui due di origine abbastanza esotica.

Il Torino risponde con questo schieramento: Bacigalupo in porta (scelta dell’ultimissima ora, viste le precarie condizioni del portiere granata cui è stato tolto il gesso proprio negli spogliatoi), Ballarin e Martelli terzini, Rigamonti stopper centrale, Grezar e Fadini coppia di mediani arretrati, Loik e la novità Castigliano (con la pesante “dieci” di Capitan Valentino) interni, Menti, Gabetto (capitano di giornata, per l’assenza di Mazzola) ed Ossola il classico trio d’attacco.

Cronaca della gara

Primo tempo

Al fischio dell’arbitro Bellè di Venezia ci si aspettava una partenza in tromba del Torino ed invece i campioni soffrono il gioco fisico e maschio della squadra di casa, che inizia a battere duro e a lanciare palloni lunghi all’indirizzo del proprio centravanti Höfling, secondo il credo calcistico tipico del proprio allenatore.

Una punizione di Remondini finisce sull’esterno della rete, mentre un tiraccio (sempre su punizione) di Loik si spegne tra le braccia di Brandolin: queste sono le prime occasioni (una per parte) da segnalare.

All’8’ minuto però la Lazio capitalizza il suo sforzo passando avanti: Puccinelli ruba palla a Loik, si invola sulla destra e mette un bel pallone sul secondo palo, Nyers II salta di testa, Bacigalupo manca il pallone in uscita e Flamini segna il vantaggio scaraventando in rete il pallone; gioia doppia per la mezzala di Rosario, che con questo gol interrompe un digiuno di reti personali che durava da due stagioni! Sotto di un gol il Torino incomincia a giocare come sa e inizia a “tessere con geometrica eleganza le fitte trame che gli varranno l’ammirazione del pubblico… venti minuti degni della squadra campione” queste sono le parole della “voce” della Incom, Guido Notari, popolarissima allora.

In un’azione si vede Gabetto arretrare in mezzo al campo con un movimento a “pendolo” vicino a Fadini, Loik smarcarsi sulla fascia e Menti spostarsi al centro dell’attacco: calcio totale allo stato puro! Al 17’ il Torino pareggia: Menti ruba palla ad uno svagato Piacentini, crossa al centro, sul pallone si avventano in due (Loik e Grezar), ma è il giocatore di Fiume a controllarlo, anticipando Brandolin in uscita con un tocco di classe.

Reagisce la Lazio con un tiro debole di Alzani che Bacigalupo para facilmente. Su uno dei tanti lanci lunghi della Lazio Höfling si lascia alle spalle Rigamonti, ma, giunto davanti a Bacigalupo, vede materializzarsi alle spalle Grezar che gli toglie il pallone dal piede con il classico intervento da difensore di gran classe. Al 30’ Gabetto si libra in aria con la sua classica rovesciata, ma Brandolin lo anticipa di pugno.

Al 40’ i granata trovano il meritato vantaggio: su lungo lancio di Fadini, Piacentini combina un altro disastro facendosi “bucare” in anticipo da Menti, l’ala destra torinista crossa basso al centro, Loik di sinistro in controtempo manda il pallone spegnersi all’incrocio sinistro dei pali della porta laziale: 2 a 1 e rimonta completata. Senza Capitan Valentino in campo è stato il campione fiumano a guidare i compagni.

Un minuto dopo però, il Torino si rilassa e viene nuovamente punito: Nyers II brucia Ballarin sullo scatto, mette un pallone basso a rimorchio dove compare Höfling, il centravanti anticipa Rigamonti di punta ed il suo tiro ballonzolante sorprende Bacigalupo, parso incerto anche in questa circostanza: 2 a 2. Su questo punteggio si chiude una prima frazione spettacolare e ricca di emozioni.

Secondo tempo

Tutti si aspettano una grande seconda frazione ed invece, dopo un’occasione all’inizio della ripresa con un gran tiro di Gabetto (il migliore in campo nelle fila granata), sventato con un’acrobazia da Brandolin in corner, la partita di colpo si blocca. Si susseguono fallacci da una parte e dall’altra, con il pubblico di casa che inizia a rumoreggiare e a fischiare i granata. Al 15’ vola una bottiglietta di aranciata in campo, Grezar e Ballarin la afferrano e la portano all’arbitro Bellè, quando vengono placcati quasi in stile rugbistico dallo scatenato Alzani; il gioco si interrompe così per qualche minuto, anche perché alcuni tifosi biancocelesti inscenano una mini invasione di campo.

Al 20’ l’arbitro ferma Gabetto lanciato a rete, parso ai più in posizione regolarissima. La Lazio continua a “sbuffare” il suo calcio e il Torino è costretto a chiudersi in difesa: Erbstein manda lo spento Castigliano (non più abituato a fare la mezzala) all’ala sinistra con Ossola che passa a mezzala, Loik viene arretrato davanti alla difesa a giocare come regista arretrato a protezione di una retroguardia insolitamente munita per i gusti torinisti.

La Lazio, pur con un certo predominio territoriale, colpisce solo un palo esterno con Nyers II, poi non succede nulla fino al triplice fischio di Bellè. Il Torino, pur non brillando, torna a casa con l’ennesimo risultato utile, la Lazio invece riesce appena a smuovere una classifica che continua ad essere pericolante, anche se a fine anno i biancocelesti riusciranno a centrare la salvezza con qualche giornata di anticipo.