Antefatti
La settimana del 27 marzo 1949 la Serie A osserva un turno di pausa perché la Nazionale italiana è impegnata in un’altra amichevole, stavolta a Madrid, contro la Spagna.
In questa occasione i selezionatori azzurri Novo e Copernico (ovvero il presidente ed il general manager del Torino) schierano “solo” sei giocatori granata nell’undici titolare (Bacigalupo, Ballarin, Rigamonti, Castigliano, Menti, Mazzola) con l’esclusione clamorosa di Ezio Loik fra i convocati, sostituito nel ruolo di mezzala destra da Benito Lorenzi dell’Inter. Il centrocampista fiumano non digerirà affatto questa scelta improvvida del suo presidente/selezionatore tanto che “rumors” di mercato di allora lo davano in procinto di “tradire” la maglia granata, per trasferirsi ai cugini della Juventus.
La scelta di escludere Loik e di sostituirlo con un giocatore più offensivo come Lorenzi (un ex-centravanti adattato al ruolo di interno) ha però pagato, tanto che l’Italia sbanca il monumentale stadio di Chamartín (che qualche anno dopo sarà intitolato a Santiago Bernabeu) con un secco 3-1, dando una lezione di calcio agli spagnoli che annoverano tra le loro fila il temibile centravanti basco Zarra: l’Italia, infatti, non dà mai l’impressione di soffrire le Furie Rosse, dominando spesso il gioco.
La Hoja del Lunes (Il foglio del lunedì), l’unico giornale autorizzato dal regime franchista ad uscire quel giorno della settimana, evidenzia che in Europa solo i Maestri inglesi superano in bravura la nazionale italiana. Il C.T. iberico Eizaguirre ammette che i suoi sono “dieci anni indietro nel gioco del calcio” rispetto agli italiani.

Spagna-Italia 1949
Ironia della sorte un anno dopo sarà proprio la Spagna ad estromettere l’Inghilterra dal girone iniziale dei Mondiali brasiliani e a raggiungere un lusinghiero quarto posto finale, testimonianza del fatto che quella Spagna strapazzata dall’Ital-Toro a domicilio non era affatto una squadretta.
Ciò che non potevano ancora sapere i novantamila spettatori di Madrid è che quella partita è stata l’ultima recita in Nazionale dei campionissimi granata.
Al rientro in patria Mazzola e compagni si uniscono alla loro squadra per preparare un altro incontro casalingo che non desta molte preoccupazioni: ospite in Via Filadelfia sarà infatti il pericolante Novara, fermo al terzultimo posto con 21 punti in classifica (il Toro ne ha 24 in più). I granata arrivano alla sfida in gran completo, con la sola assenza di Maroso, tenuto ancora a riposo precauzionale e schierato con le riserve.
Il Novara, invece, schiera tanti ex giocatori granata: il mediano Giulio Castelli (prodotto del settore giovanile granata), l’ala sinistra Pietro Ferraris II (in granata fino alla stagione precedente) e soprattutto Silvio Piola che ha disputato una stagione non ufficiale (il campionato di guerra 1943/44) con la casacca del Torino-F.I.A.T.
Il Novara alla vigilia promette battaglia nel derby piemontese anche se, la differenza di valore tra le due squadre è notevole. Per far capire la potenza di fuoco della rosa granata basta sottolineare che nell’incontro del Campionato Riserve contro il Genoa il Torino ha schierato un nazionale italiano (Maroso), un nazionale francese (Bongiorni), un ex nazionale cecoslovacco (Schubert) oltre ad elementi di valore come Fadini, Tomà, Operto, Grava e Biglino.
Le due squadre
Domenica 3 aprile 1949 davanti ad una cornice di pubblico piuttosto modesta rispetto alla media stagionale (appena 10 mila spettatori) entrano in campo le due squadre piemontesi agli ordini dell’arbitro Vannini di Bologna: il Torino nella classica divisa granata, il Novara nella sua consueta maglia azzurra.

Egri-Erbstein schiera quest’undici: Bacigalupo in porta, Ballarin e Martelli terzini di fascia, Rigamonti centrosostegno, Grezar e Castigliano mediani, Loik e Mazzola interni, Menti, Gabetto ed Ossola il classico tridente di punta.
Il neopromosso Novara è allenato da veronese Nereo Marini che a dicembre ha sostituito l’ex centromediano della Roma campione d’Italia nel 1942 Edmondo Mornese, anche se l’anima della società è il Direttore Sportivo Luciano Marmo, che a metà degli Anni Cinquanta sarà anche componente della commissione tecnica della Nazionale azzurra.
Marmo, che ha appena riportato in A il Novara, segue una politica molto intelligente: rendere il Novara una sorta di selezione di “vecchie glorie” del calcio italiano e di giocatori incompresi in altre realtà dello Stivale. Grazie a questo intelligente mix, i biancoblù resteranno in Serie A per otto stagioni consecutive (fino alla stagione 1955/56) schierando sempre formazioni con un’età media molto stagionata.
Nella partita di Torino il Novara schiera tra i pali Ivano Corghi, acquistato a novembre dal Modena, portiere piccolo di statura, ma molto agile e spettacolare, protagonista assoluto nel terzo posto del Modena della stagione 1946/47 quando incassò appena 24 gol.
Siccome a Modena aveva perso il posto in favore di Corazza, ha chiesto alla società di essere ceduto e Marmo non si è fatto sfuggire l’occasione portando sotto la cupola di San Gaudenzio uno dei portieri più affidabili del campionato.
Terzino destro, nell’imperante Sistema (adottato anche dal Novara) è Galimberti, trentaquattrenne simbolo del Novara con cui gioca dal 1935/36 (se si eccettua una stagione al Milan), a sinistra gioca invece Falzotti, novarese, prodotto del settore giovanile dello Sparta Novara che sostituisce il titolare Della Frera.
Stopper centrale è il giovane Luigi Molina II, altro prodotto del settore giovanile, che avrà il difficile compito di marcare Gabetto.
Mediano destro, in marcatura su Mazzola, gioca Mainardi, anche lui da anni in maglia biancoazzurra e prodotto dell’allora florido vivaio dello Sparta. Al suo fianco viene scelto Castelli, prodotto del settore giovanile del Torino, ceduto al Novara nell’estate del 1946 assieme a Guaraldo in cambio del centromediano Francesco Rosetta.
Mezzala destra, nell’inconsueto ruolo di regista della squadra, gioca il capitano Silvio Piola, un giocatore che non ha bisogno di presentazioni. Il Silvio Nazionale, dopo essere stato vicino al ritiro nell’estate del 1947, nella città di San Gaudenzio a 36 anni sta vivendo una seconda giovinezza. Se il Novara ha ancora possibilità di salvarsi deve molto ai suoi undici gol, cifra elevata per un calciatore anziano e che in questa stagione gioca stabilmente da interno di centrocampo.
Mezzala sinistra è il “tascabile” Lanfranco Alberico, uno dei giocatori più bassi della storia della Serie A (152 centimetri!), ma in possesso di una tecnica sopraffina. Infine, nel tridente d’attacco, ala destra gioca lo scattante Piero Pombia, altro atleta che giocherà per tutta la sua carriera al Novara, calciatore che per la sua scarsa vena realizzativa qualche stagione dopo sarà arretrato stabilmente terzino.
Centravanti, o meglio finto centravanti perché il suo vero ruolo è quello di mezzala, è Renica, giocatore tecnico, ma poco adatto allo sfondamento.
Chiude lo schieramento l’ala sinistra Spadavecchia, ex Juventus e Bari.
Il Novara è una compagine “casereccia” con un alto tasso di giocatori provenienti da Novara (Falzotti, Mainardi, Molina, Pombia) o da altre località piemontesi (Castelli, Alberico e Piola, vercellese de facto).

Cronaca della gara
Primo tempo
La partita inizia con il Torino che, come al solito, mena le danze con il suo palleggio, il Novara però non sta a guardare e colleziona la prima occasione con Piola, che obbliga Bacigalupo ad una grande parata su un tiro da fuori area.
Il Torino continua a giocare, ma il Novara non molla, collezionando una seconda occasione con un altro tiro da fuori, questa volta di Castelli, che finisce di poco al lato.
Alla mezzora, però, il predominio dei granata trova coronamento: un lungo rilancio di Castigliano giunge a Mazzola tutto solo dentro l’area di rigore, dimenticato dalle “larghe” marcature tipiche del Sistema di quel periodo; il capitano del Toro scocca un gran diagonale che si spegne imparabilmente alle spalle di Corghi.
È l’inizio del famoso quarto d’ora granata, che vede i padroni di casa giocare un football dai tratti paradisiaci: al 36’ dopo una lunga azione manovrata palla a terra, Loik di prepotenza scarica tutta la rabbia per la mancata convocazione in Nazionale con un bolide che finisce sotto la traversa di Corghi.
Due minuti più tardi Gabetto si invola sulla fascia, centra ancora per Loik che appoggia in rete da pochi passi: 3-0.
Al 40’ la difesa del Novara, decisamente in difficoltà, sbaglia ad attuare il fuorigioco: Ossola ne approfitta e si invola verso la porta di Corghi, battendolo con un tiro angolato; 4 a 0 con la bellezza di quattro gol nel giro di dodici minuti.
Secondo tempo
Il secondo tempo si trasforma in un puro e semplice allenamento per i granata che decidono di non infierire sugli avversari. Nelle fila degli ospiti il terzino Galimberti, infortunato, si sposta all’ala sinistra con Mainardi che diventa terzino, Renica mediano e Spadavecchia centravanti.
Anche il Torino ha un infortunato (Rigamonti) che passa a giocare all’ala sinistra, anche se Erbstein decide di fare esperimenti, stravolgendo quasi tutto l’undici iniziale: Ossola e Menti infatti passano a terzini, Martelli stopper sistemista, Ballarin avanza ad ala destra, con Grezar e Castigliano che spesso si invertono le posizioni con Loik e Mazzola.
Le azioni del Torino sembrano tutte impostate per cercare di far segnare i due mediani, Gabetto inoltre sembra aver poca voglia di umiliare il Novara, divorandosi almeno due gol comodissimi.
La difesa granata gioca altissima e con poca concentrazione tanto che prima Spadavecchia e poi Piola si involano verso la porta avversaria trovandosi uno contro uno davanti a Bacigalupo: nel primo caso il portiere granata vince il duello, nel secondo Piola calcia malamente a lato.
Negli ultimi minuti l’incontro si trasforma in una partita di scapoli contro ammogliati: Rigamonti decide volontariamente di andare a farsi la doccia anzitempo lasciando in dieci i compagni e gran parte del pubblico lo imita, svuotando il Filadelfia prima della fine della gara. Al triplice fischio dell’arbitro Vannini i pochi spettatori rimasti consegnano un mazzo di fiori al grande ex Pietro Ferraris (non presente nell’undici titolare), mentre Rigamonti, uscito pulito e profumato dalla doccia, viene premiato con una medaglia per la sua prestazione con la maglia della Nazionale a Madrid.
C’è aria di festa a Torino: ormai lo scudetto sembra una questione di giornate.
Francesco Scabar