Nell’autunno del 1979, dopo lunghe riflessioni, il Nottingham Forest decide di non partecipare alla Coppa Intercontinentale, emulando i connazionali del Liverpool contumaci nelle due edizioni precedenti. Troppe poche garanzie per un corretto svolgimento della competizione ma soprattutto per l’incolumità dei giocatori.

La decisione fu accolta non senza polemiche in Sudamerica, polemiche placate da diverse testimonianze giornalistiche provenienti dal vecchio continente che ben illustravano clima e circostanze che caratterizzavano la regina delle competizioni locali ovvero la Coppa Libertadores e che davano un’idea di ciò che avrebbe atteso gli inglesi in Sudamerica qualora si fossero presentati.

Spargimento di sangue, brutalità e accuse di corruzione ne sono parte integrante. La violenza premeditata ne determina il racconto e la punteggiatura. Tifosi in rivolta, aggressione fisica e incarcerazione per i giocatori non meritano più i titoli dei giornali quando si verificano. È la Copa Libertadores altrimenti nota come la Coppa della Violenza.

Primi assaggi di follia

Forse il pedigree di questo torneo è riassunto al meglio dalla mancanza di successi ottenuti dai club brasiliani la cui preferenza per l’abilità calcistica prevale fortemente sull’istinto della delinquenza.

Nonostante possiedano da sempre i calciatori meglio dotati del Sud America, i club brasiliani hanno vinto la Copa Libertadores solo tre volte in vent’anni.

Il Santos ha prevalso nel 1962 e nel 1963, poi è arrivato il predominio dei club argentini fino alla vittoria del Cruzeiro nel 1976. Espulsioni fuori media ordinaria di almeno un giocatore a partita innescate da un discutibile «tutto è lecito finché si gioca in casa». Certo, alcuni dei momenti esplosivi nella storia di questa competizione sono stati venati di commedia. Come la finale del 1965 tra gli argentini dell’Independiente e gli uruguaiani del Peñarol.

Durante tale match l’attaccante giallonero Sasía si è talmente frustrato per la bravura del portiere Santoro che ad un certo punto della partita, dopo l’ennesimo grande intervento dell’estremo difensore argentino, ha strappato delle zolle di terra e le ha lanciate in faccia al portiere. Quello che ne è seguito e stata una giusta ma alquanto ridicola espulsione. Durante un cupo scontro tutto argentino tra Independiente ed Estudiantes è stato impiegato dai rossi di Avellaneda, uno degli stratagemmi più spaventosi mai visti su un campo di calcio, per cercare di arginare la superiorità dell’Estudiantes che si era già portato sul 2-0. L’allenatore dell’Independiente ha messo in campo la riserva Urruzmendi con istruzioni esplicite di provocare la stella dell’Estudiantes Aguirre Suárez.

L’idea di Urruzmendi per portare a termine la sua missione era posizionarsi a gioco fermo in prossimità dell’arbitro salvo poi crollare a terra colpito da un fantomatico pugno in faccia che gli faceva perdere i sensi, sferrato da Aguirre Suárez, circostanza che avrebbe portato l’arbitro a espellere l’argentino. E in un’altra battaglia tutta argentina tra Estudiantes e Racing nel 1968, i funzionari della Federazione argentina arrivarono a scendere effettivamente in campo minacciando di sospendere tutti i 22 giocatori a meno che non smettessero di scalciarsi a vicenda e iniziassero a giocare a calcio correttamente.

La gara più violenta nella storia del calcio

Ma mentre alcuni degli incidenti sono semicomici, altri rasentano la tragedia. In questa seconda casistica rientra la partita tra Boca Juniors e i peruviani dello Sporting Cristal, giocata a Buenos Aires il 17 marzo 1971, che si concluse con l’espulsione di 18 giocatori. Il Boca Juniors era chiamato a vincere per raggiungere le semifinali. Lo Sporting Cristal non aveva possibilità di qualificarsi, ma sapeva che se fosse riuscito a prendere almeno un punto al Boca si sarebbero qualificati i loro compatrioti dell’Universitario. Il Boca Juniors era chiaramente favorito dai pronostici e condusse la partita, ma inaspettatamente è rimasto spiazzato quando i peruviani hanno pareggiato sul 2-2 a soli 21 minuti dalla fine. Il Boca Juniors a quel punto si è proiettato tutto in attacco, e gli scontri sono iniziati quando l’arbitro uruguaiano Alejandro Otero ha negato un rigore agli argentini dopo che Rogel era stato atterrato. Il capitano del Boca Juniors Suñé ricorda:

«non c’era una ragione logica per quello che è successo dopo. Eravamo solo irritati perché non avremmo vinto. Ero fuori di me con dentro una furia cieca. Gallardo era il giocatore dello Sporting Cristal più vicino a me, così l’ho inseguito come un pazzo. Era spaventato e mi stava implorando di non colpirlo. Aveva ragione ad essere spaventato, perché se l’avessi preso l’avrei ucciso.

Boca Juniors

Per lo spavento mi ha preso a calci per la disperazione colpendomi in faccia con i tacchetti. Questo mi ha fatto arrabbiare ancora di più. Mi sono voltato e c’era a bordo campo un ragazzo in abiti civili, che ho messo fuori combattimento senza ragione. Ho scoperto più tardi che era un commissario di polizia».

Il viso insanguinato di Suñé scatenò una battaglia campale, con calci e pugni volanti.

Suñé

L’arbitro, molto spaventato, ha annunciato ai suoi assistenti che avrebbe espulso 18 dei giocatori in campo e si è ritirato frettolosamente negli spogliatoi. Il peruviano De La Torre nel frattempo stava venendo aggredito da un gruppo di giocatori del Boca Junors, e quando ha raccolto una bandierina d’angolo per difendersi, sua madre – uno dei 40 milioni di spettatori che stavano assistendo alla partita in televisione nel continente sudamericano – è morta per un attacco di cuore.

Quando la polizia armata fino ai denti ha finalmente ristabilito l’ordine, entrambe le squadre sono state incarcerate tranne Suñé e due peruviani che erano ricoverati in ospedale. Dopo interventi governativi di alto livello i giocatori sono stati rilasciati e la Federazione argentina ha prontamente annunciato la sospensione di 18 mesi per Suñé, di 16 mesi per Rogel e di 14 mesi per Cabrera e un anno per l’allenatore Silvero. Tre settimane dopo erano tutti di nuovo in campo e in panchina in virtù di una grazia sportiva concessa direttamente dai maggiori organi di governo.

Il tentativo di spiegare tali esplosioni di aggressività ha messo alla prova i cervelli di diversi eminenti psichiatri. Una semplice spiegazione viene da Augustin Cejas, il portiere del Racing che fu la terza scelta di Cesar Menotti per la Coppa del Mondo 1978. Cejas racconta:

«Il guaio è stato che ci è stato semplicemente fatto il lavaggio del cervello per considerare l’altra squadra come il nemico. Sul campo si trattava di combattere nel senso letterale del termine. Ci pensavamo come dei gladiatori.

Prima di ogni partita ci sedevamo e pianificavamo esattamente chi avrebbe colpito chi, in modo che due di noi non finissero per provare a colpire lo stesso uomo».

Macelleria Estudiantes

A poco a poco il Sud America si è abituato alle tattiche di guerriglia delle partite di Copa, ma ci sono state scene scioccanti anche quando i campioni sudamericani si sono scatenati contro ignari vincitori della Coppa dei Campioni.

Perfino i cinici italiani sono rimasti scioccati.

L’ex portiere del Manchester United Alex Stepney ricorda così le partite dello United nelle competizioni dell’Intercontinentale nel 1968.

«I nostri avversari erano una squadra chiamata Estudiantes, ovvero gli studenti. Si sono rivelati studenti del peggior tipo di violenza e intimidazione calcistica. I giorni che abbiamo trascorso a Buenos Aires prima della gara di andata, sono stati abbastanza piacevoli. Ma questa era una falsa tranquillità prima della tempesta.

Alla vigilia della partita, entrambe le squadre sono state invitate a un cocktail party ma i loro giocatori sono rimasti nascosti nel loro hotel. Per tutto il viaggio Sir Matt Busby ci aveva implorato, come faceva spesso nei giorni di big match contro squadre straniere o contro il Leeds, di non farci coinvolgere in nessuna delle sciocchezze dell’Estudiantes.

Non appena siamo entrati in campo, un sacchetto di plastica contenente carne macinata è volato dalle tribune. Ha colpito Bobby Charlton su un lato della testa scoppiando all’impatto e lasciandolo con la carne e il sangue che scivolavano lentamente sul suo viso.

Il calcio d’inizio è stato il segnale per i giocatori dell’Estudiantes di scatenare la loro brutalità. Il giovane Francis Burns è stato per qualche motivo scelto per un trattamento speciale e ha mostrato qualità e moderazione che avrebbero fatto onore a un santo. È stato scalciato ripetutamente quando la palla era ben lontana da lui. Gli hanno sputato addosso. George Best ha dovuto saltare a piedi in aria per evitare i loro diabolici contrasti finalizzati per abbatterlo letteralmente. In una partita Nobby Stiles è stato espulso per aver alzato due dita contro un guardalinee e David Sadler dello United è tornato a casa con diversi denti rotti e una mascella spaccata».

Nella partita di ritorno George Best e un argentino sono stati espulsi – un classico esempio della tattica di far espellere il miglior giocatore avversario, che è uno stratagemma normale nella Copa Libertadores. Il loro vero assassino in partita ricorda Stepney era un giocatore chiamato Bilardo. Ho visto il suo modo sistematico di falciare i giocatori da dietro scalciandoli quando la palla era dall’altra parte del campo e fare regolarmente feroci interventi ben sopra le righe.

La battaglia del Rio de La Plata

Il Celtic aveva già vissuto l’incubo dodici mesi prima, quando aveva incontrato il Racing Club di Avellaneda, in una finale passata alla storia come la battaglia del Rio de La Plata. I giocatori del Celtic hanno tutti le loro storie da raccontare, ma vale la pena ascoltare la versione dei fatti del portiere del Racing Cejas.

«Le partite così giocate erano abbastanza normali per noi. Tre partite contro l’Universitario nelle semifinali della Copa e tre partite contro il Nacional in finale. Erano state pura guerra, posso dirti.

Quindi abbiamo continuato così anche contro il Celtic. Ricordo che nello spareggio di Montevideo mi fu assegnato un ruolo pacifico: non dovevo colpire nessuno, dovevo solo essere il portiere.

Ma all’improvviso Basile colpì davvero quella testolina rossa ed imprendibile di Jimmy Johnstone con un fallo infernale. Uno dei più brutali che abbia mai visto».

E l’arbitro espulse Basile.

«Ho iniziato a camminare casualmente fuori dalla mia area con le mani dietro la schiena e mi sono fatto strada lentamente verso Johnstone. Era ancora a terra quando sono arrivato, quindi l’ho preso a calci come ho potuto per vendicare il fatto che aveva fatto espellere il mio compagno di squadra. Mi fa venire i brividi pensare ad alcuni dei trucchi che usavamo e sono contento che gli atteggiamenti siano cambiati ora».

Lorenzo il malefico

Il Boca Junior ha vinto nel 1977 e nel 1978 con una media di circa 30 falli a partita arrivando a 45 in certe partite particolari. Molti di loro, come il terzino Pernia, venivano espulsi abitualmente. E anche Salinas era tornato in campo dopo aver scontato sei mesi di squalifica per aver tentato di strangolare un arbitro.

Salinas

Il loro manager Juan Carlos Lorenzo era noto per l’impostazione molto fisica delle sue squadre. I tifosi dell’Arsenal ricorderanno la sua Lazio. Alf Ramsey aveva definito i suoi argentini veri e propri “animali” e il Celtic non dimenticherà mai il suo Atletico Madrid. Lorenzo aggiungeva un tocco di guerra psicologica alla impostazione fisica della partita. Ritardava immancabilmente l’uscita della sua squadra di otto minuti in modo che gli avversari già in campo potevano prendere freddo e sentire l’atmosfera ostile tra la folla.

Ecco un estratto da uno dei discorsi di squadra pre-partita di Lorenzo:

«Giocheremo con impostazione difensiva e nessuno dei quattro di difesa deve attaccare. Se i loro giocatori parlano con l’arbitro, voglio che voi parliate di più e più forte. Se stiamo vincendo, voglio che facciate tutto il possibile per innervosirli. Sfruttate al massimo qualsiasi infortunio. Fate alcune proteste di massa all’arbitro in modo che gli avversari si raffreddino per un paio di minuti. Fate tutto il possibile per rompere il loro gioco».

Intendiamoci, anche Lorenzo aveva i suoi rivali quando si trattava di imbrogli. Quando l’Indipendente ospitò il Deportivo Cali all’inizio, i colombiani sono arrivati nei loro spogliatoi per scoprire che l’elettricità e l’acqua erano state misteriosamente tagliate.

Benedetto taxi

L’edizione 1979 ha sicuramente avuto la sua parte di incidenti con il Boca Juniors ripagato con la sua stessa moneta dall’Olimpia, in finale. I paraguaiani erano già stati presentati come l’immagine speculare degli argentini, protagonisti di uno dei peggiori momenti della competizione quando si sono recati in Bolivia per giocare contro il Wilstermann lo scorso marzo. Il primo tempo è stato normale con “solo” una spruzzata di cartellini gialli e un gol di Talavera che aveva portato gli ospiti in vantaggio a metà tempo per 1-0.

I boliviani sono ripartiti nella ripresa con una mentalità da “vivere o morire” tanto che uno screzio tra Villalba e Bengolea nei pressi della linea laterale ha portato all’espulsione di entrambi. Li ha seguiti quasi immediatamente Navarro, dello Jorge Wilstermann, prodigatosi in un altro fallo con un calcio tranciante da dietro. Poi Juan Sanchez ha colpito Talavera in aria e cosi anche un terzo boliviano è andato agli spogliatoi. Il compagno di squadra Arias ha attaccato l’arbitro ma è stato sanzionato con un cartellino giallo. In questa fase la folla ha iniziato a scagliare lattine di birra, pietre e monete all’arbitro che ha deciso di abbandonare la partita.

Dodici minuti più tardi è stato convinto a continuare, con 120 poliziotti a pattugliare il campo.

L’Olimpia riprese le ostilità raddoppiando con Isasi e un altro boliviano è stato espulso per un placcaggio alla vita ai danni di un avversario. A questo punto lo stadio è esploso lanciando una pioggia di oggetti e una parte della folla ha sfondato le reti metalliche poste a barriera utilizzando un cartellone pubblicitario come ponte per entrare in campo.

L’arbitro è stato preso a pugni ed è scomparso sotto un mare di corpi.

Anche la polizia è scomparsa, ad eccezione di un piccolo gruppo che in qualche modo ha portato in salvo gli ufficiali di gara. Ma la folla ha continuato, indirizzando insulti e minacce e strappando un montante dalla recinzione da usare come ariete per sfondare le porte degli spogliatoi. Quando le porte sono state divelte, la nuvola di polvere e la confusione hanno permesso all’arbitro brasiliano Roberto Wright di scappare nuovamente in campo. Alcuni tifosi lo avevano catturato, chiedendo una corda per impiccarlo.

Un poliziotto armato, venuto in suo soccorso, gli ha evitato il linciaggio facendolo uscire da via di fuga dell’impianto e mettendolo sopra un taxi passato miracolosamente da quelle parti.

I club europei potevano davvero permettersi di considerare ancora ulteriori coinvolgimenti con tali squadre?