Giovedì 7 febbraio 1985.

La nebbia avvolge ancora il mare della Riviera e qualche fedele ha appena varcato l’ingresso della Basilica di San Siro, in cerca di protezione dopo un inizio d’anno complesso.

Sanremo freme. Le luci del Casinò Municipale si sono affievolite e l’attenzione di tutti è rivolta nei dintorni dell’Ariston, dove i cantanti arrivano alla spicciolata accerchiati da fotografi.

È il primo giorno del Festival della canzone italiana. Pippo Baudo si appresta a condurre per la terza volta la kermesse mentre fuori, sparuti gruppi di ragazze impazziscono, alla disperata ricerca di una sigla dai Duran Duran.

I poveri

Poco distanti dall’Ariston, i cassieri dello stadio Comunale si sfregano le mani.

La Sanremese, squadra locale del Presidente Bernardino Sciolli, annaspa nei bassifondi della Serie C1. Una società dalla storia gloriosa, il cui punto più alto è stato toccato negli anni Trenta, con tre partecipazioni nella serie cadetta. I più giovani ricordano l’esperienza internazionale nell’Anglo-Italiano con il pareggio ad Oxford e le vittorie tra le mura amiche su Hungerford e Bridgend Town.

Ma oggi, al Comunale, arriva l’Inter di Walter Zenga e Rummenigge e l’euforia di vedere dal vivo dei veri fuoriclasse mischiata alla febbre per il Festival, dovrebbe portare allo stadio parecchie persone.

Storie di ricchi e di poveri, come quel gruppo che sul palco canterà a breve.

Sciolli, il povero, non è però nuovo a questi regali. Ci aveva provato a settembre, organizzando un’amichevole con il Boca Juniors… e finì male.

Vedendo gli spalti quasi deserti, gli argentini spararono una cifra folle come gettone presenza, non accontentandosi più di dividere l’incasso a metà con la società ligure. Non soddisfatti, poco prima del calcio d’inizio, risalirono sul pullman e se ne tornarono al loro alloggio, ad Arenzano.

La voce metallica dell’altoparlante invitò i quasi 300 spettatori presenti a tornarsene a casa e l’allenatore locale, Rondanini, fece altrettanto con i suoi giocatori.

Contro l’Inter, il farmacista-Presidente ci riprova, alzando la posta: 30mila Lire per la tribuna centrale, 20mila quelle laterali, 12mila le gradinate e 7mila le curve.

Un rischio, anche perché il pareggio casalingo della domenica precedente contro il Livorno ha lasciato strascichi e i liguri dovranno fare punti a Rimini, se vogliono alimentare speranze di salvezza.

I ricchi

La stagione dei milanesi fino adesso è stata impeccabile, trascinati dai gol pesanti di “Spillo” Altobelli e da quel panzer appena arrivato dal Bayern Monaco. In Campionato han perso solo una partita (il derby) e seguono l’arrembante Verona di Bagnoli; in Coppa Italia sono agli ottavi e in Coppa UEFA hanno eliminato Sportul Studentesc, Rangers ed Amburgo.

Uno squadrone insomma, pronto ad un poderoso rush finale nel tentativo di arraffare tutto.

Avrebbe voluto esserci anche Fabio Gatti. Sì, Gatti, ma non ha nessuna parentela col baffuto cantante del gruppo di cui si diceva sopra. L’attaccante biancoazzurro ha solo 18 anni ed è stato già ingaggiato da Ernesto Pellegrini e soci. Ad aprile sarà ad Appiano Gentile, ma ora è al Torneo di Viareggio, ed ha bagnato il suo esordio segnando un gol al Rijeka Fiume.

La sua stagione è un preludio alla canzone di Luis Miguel:

Noi, ragazzi di oggi, noi

con tutto il mondo davanti a noi.

La partita

Le sette ore di pullman inducono Castagner alla prudenza.

Inutile convocare tutti per questa partita e allora meglio lasciare a Milano i vari Brady, Bergomi ed Altobelli oltre agli infortunati Ferri e Pasinato. Tanto, a Sanremo non storcerà il naso nessuno visto che al Comunale scenderà comunque in campo una squadra di tutto rispetto.

Gli striscioni degli Inter Club si srotolano al riscaldamento e gli inservienti locali non esitano nel richiedere una foto o una dedica al campione.

Cielo coperto con squarci di sereno e allerta maltempo finalmente scongiurata.

L’arbitro designato a dirigere è Ruffinego, lo stesso che a settembre tornò a casa anzitempo per colpa della dipartita xeneize.

All’ingresso in campo e sin dalle prime battute il copione di Rondanini è chiaro: pressing, movimento e tattica del fuorigioco ad oltranza.

I 2.250 astanti sono tutti lì per vedere i campioni e tra questi, qualche anno fa, c’era pure Amerigo Paradiso, cresciuto nelle giovanili dell’Inter e capace di debuttare ad appena 19 anni in Serie A.

Poi fece un giro d’Italia tra Foggia, Reggio Emilia, Terni, Bologna e Siena prima di accasarsi in Riviera.

Amerigo è uno che segna e che fa segnare. Ed è proprio dai suoi piedi che parte un traversone teso e maligno a sorprendere gente del calibro di Baresi e Collovati. Arecco irrompe e Zenga è battuto.

Per il resto dell’incontro la squadra di Castagner non è mai incisiva, mostrando una preoccupante supponenza. Lenta, macchinosa. Non crea nessun pericolo a Bobbo, eccezion fatta per un palo colpito da Muraro al 36′.

Nella ripresa le cose non cambiano di molto e il tanto temuto assalto interista non avverrà.

Trascorrono i primi dieci minuti senza reti e dopo quelli, ne passano altri cinque senza squilli.

Poi, al 64′, la seconda invenzione di Paradiso. Un assist illuminante per Picco, subentrato nella ripresa e il rasoterra angolato vincente alle spalle dell’incolpevole Zenga.

L’Inter dei campioni si guarda attorno stranita.

Sanremese-Inter

Colleziona calci d’angolo a ripetizione, ma segna solo al 74′ con Sabato, lesto a girare al volo una palla servita da Causio. Poi tocca a Cannarozzi, a Giusto, a Zanoli a salire sugli allori: tutti eroici nel difendere strenuamente il risultato.

Un brivido percorre le schiene dei padroni di casa alla traversa di Mandorlini all’87’, un’imprecazione esce dalle bocche all’89’ per un gol mangiato da Moroni e poi un boato liberatorio che avranno udito anche in sala prove all’Ariston.

Castagner esce dal campo furioso (oltretutto, Rummenigge si è stirato nell’ultimo scatto); Rondanini invece troverà in quella vittoria la chiave di volta della stagione.

Sanremese-Inter