Antefatti
Domenica 27 febbraio 1949 la Serie A osserva un turno di riposo in quanto la Nazionale è impegnata a Genova in un incontro contro il Portogallo. L’incontro è senza storia: nonostante il vantaggio iniziale dei lusitani firmato da Lourenço al 21’, gli Azzurri – guidati in panchina da uno strano triumvirato composto dal presidente del Torino Ferruccio Novo, dal dirigente granata Roberto Copernico e dall’ex pioniere di origine elvetica Ermanno Aebi – nel secondo tempo dilagano con Menti, Carapellese, Mazzola e Maroso.
Tuttavia la critica è molto severa con la nostra Nazionale, rea di aver segnato “solo” quattro gol ad una cenerentola del calcio europeo di allora, come il Portogallo, che comunque poteva vantare su ottimi singoli elementi come Albano Pereira, Peyroteo e Travaços, calciatori celebratissimi in patria.
A fine partita accade un episodio che segnerà per sempre il destino dello squadrone granata: il capitano della Nazionale lusitana, il mediano sinistro Francisco Ferreira, chiede a Valentino Mazzola di disputare sul finale di stagione un incontro a Lisbona tra il suo Benfica ed il Torino, quella che all’epoca era considerata la squadra più forte d’Europa e, probabilmente, anche del mondo.
Ferreira è a fine carriera (ha trent’anni esatti come Capitan Valentino) e pensa che i proventi dell’incasso di questa sorta di Homenaje in suo onore potrebbero fruttargli qualche Escudo in più nelle sue tasche di calciatore semiprofessionista, in procinto di abbandonare il calcio giocato.
Come sappiamo tutti Mazzola, che guadagnava il doppio dei suoi compagni di squadra ed il quintuplo di un operaio della F.I.A.T., non saprà dire di no al suo vecchio amico ed il destino di quella meravigliosa squadra e dell’intera storia del club granata sarà segnato. L’Italia che ha affrontato il Portogallo è imperniata per dieci undicesimi sulle due compagini considerate le più forti del campionato: il Torino ed il Milan.
I granata hanno costituito l’ossatura di quella Nazionale, con ben sette elementi (Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Castigliano, Menti, Loik, Mazzola) mentre i rossoneri forniscono Annovazzi, Tognon e Carapellese, tre giocatori che si stanno rivelando tra i migliori interpreti del campionato.
Sarà proprio un succulento Torino – Milan l’incontro in programma la domenica successiva, il 6 marzo 1949, una partita cruciale per la stagione 1948/49, in quanto il Milan, con un’eventuale vittoria, potrebbe portarsi a soli quattro punti dai granata, riaprendo completamente i giochi di un campionato mai così equilibrato in questo primo dopoguerra.
Le due squadre arrivano alla partita più importante dell’anno con stati d’animo opposti: il Toro è ancora scosso dal pareggio rocambolesco 4-4 contro il Padova e dagli ennesimi infortuni che hanno colpito i suoi fuoriclasse Virgilio Maroso (che contro i portoghesi ha segnato un quarto gol da “zoppo” in quanto schierato all’ala, vittima di uno stiramento muscolare) ed Eusebio Castigliano; il Milan invece ha l’animo alle stelle, dopo il sonante 4-0 inflitto alla Lucchese anche se i suoi tre stranieri, lo svedese Gunnar Nordahl (giunto a gennaio), l’islandese Albert Gundmundsson e l’irlandese Paddy Sloan, sono reduci da stancanti viaggi di rientro dai loro rispettivi paesi d’origine.
Siccome a Torino è previsto un autentico esodo dei tifosi milanisti (oltre quindicimila), l’attesa partita si disputerà ancora una volta allo Stadio Comunale, allora casa della Juventus, in quanto il Filadelfia con i suoi 35 mila posti è troppo piccolo per ospitare eventi vieppiù popolari, come gli incontri di cartello di quel fantastico Torino.
Le due squadre
Domenica 6 marzo 1949 alle ore 15:30 entrano in campo le attesissime squadre davanti a spalti gremiti (50 mila spettatori), il Toro per dovere di ospitalità si veste tutto di bianco con il tricolore sul petto, mentre il Milan si presenta con la classica divisa rossonera con calzoncini bianchi e calzettoni neri.
Egri-Erbstein schiera il Torino con una formazione parzialmente inedita con il jolly Martelli a sostituire Maroso nel ruolo di terzino sinistro, mentre la mediana prevede l’esperto Grezar affiancato alla giovane promessa Fadini, sostituito di Castigliano, uscito anche lui malconcio dalla partita contro i lusitani.
Per il resto gli uomini granata sono sempre gli stessi: Ballarin il terzino destro, Rigamonti lo stopper centrale, Menti-Loik-Gabetto-Mazzola-Ossola la proverbiale “delantera”. Il Milan è una squadra che è a metà strada tra la sua vecchia tradizione “Casciavit” ed il Milan “stellare” che sarà di lì a poco.
La squadra rossonera è presieduta da Umberto Trabattoni, un industriale di Seregno attivo nel settore laniero, che si avvale del genero Toni Busini (ex calciatore rossonero) come manager plenipotenziario; l’allenatore è Peppino Bigogno, uno dei tecnici emergenti del calcio italiano, soprannominato Lord Brummel per il suo modo di vestire assai elegante. Il Milan arriva a Torino con la sua classica formazione tipo, imperniata sul classico WM, l’eccezione è il giovane terzino destro Belloni che sostituisce Gratton, che è in rotta con la società. Il portiere è Milanese che a sorpresa ha levato la numero uno allo storico portiere rossonero “Jimmy” Rossetti, il terzino destro è il già citato Belloni, prodotto del vivaio rossonero, stopper centrale Tognon, ormai una realtà anche con la maglia della Nazionale, il terzino sinistro infine è il jolly tuttofare Foglia.
La classica mediana a due del Sistema è composta da giocatori dotati di grinta e prestanza fisica: a destra staziona Annovazzi, il perno del centrocampo rossonero mentre a sinistra c’è il capitano Andrea Bonomi. Le due mezzali sono i giocatori tecnicamente più validi della formazione rossonera: con l’8 gioca l’islandese Gudmundsson (ex Arsenal e Nancy) mentre con la 10 l’irlandese Sloan, anche lui ex Arsenal, oltre che Sheffield United. Il tridente è composto dal guizzante Burini e dall’estroso Carapellese come ali e dal centravanti Gunnar Nordahl.
Arrivato quasi per caso a gennaio il Pompierone svedese è già diventata l’attrazione del campionato segnando già sei gol in poco più di un mese. Toccherà a Mario Rigamonti l’ingrato compito di marcare stretto l’asso svedese mentre, sul fronte opposto sarà Annovazzi a prendersi in custodia Capitan Valentino.
Cronaca della gara
Primo tempo
L’arbitro Dattilo di Roma, il principe dei fischietti dell’epoca, guida in campo le due squadre sotto un sole pallido, che mitiga appena una temperatura ancora tipicamente invernale.
I due capitani, Valentino Mazzola e Carlo Bonomi sono entrambi originari di Cassano d’Adda. Mentre i due si stavano scambiando la solita stretta di mano probabilmente avranno pensato ad un episodio del lontano 1929 quando il giovane Valentino (allora di dieci anni) aveva visto un ragazzino, più piccolo di lui di quattro anni, che stava affogando nell’Adda, ovvero Carlo Bonomi.
Il giovane Mazzola non esitò a gettarsi nelle acque gelide del fiume lombardo salvando letteralmente la vita al futuro capitano rossonero, che gli sarà grato per tutta la vita. Il Torino vuole subito mostrare al Milan chi è la capolista del campionato ed imbastisce la consueta partenza a razzo: i granata chiudono fin dal primo minuto la squadra rossonera nella propria metà campo.
La prima occasione arriva su calcio d’angolo, ma Gabetto “cicca” il pallone servitogli da Menti. Poi i tiri di Grezar e di Menti lambiscono di poco i pali difesi da Milanese con il Milan che sfiora però più concretamente il vantaggio con Sloan, che su azione di contropiede sparacchia male il pallone a lato. Il Torino però non si scompone e si rimette a giocare il suo consueto calcio “totale” che fa già venire il mal di testa alla squadra avversaria.
Al 10’ arriva il meritato vantaggio granata: sugli sviluppi di un corner Loik calcia a rete, Milanese respinge alla bell’è meglio, sul pallone si avventa come un falco Ossola che segna l’1 a 0. La partita, scoppiettante in avvio, si arena con il Milan che non riesce ad imbastire una reazione decente. Il Torino rispetto alla trasferta di Padova gioca più accorto in difesa con Ballarin che spesso scivola al centro in raddoppio su Nordahl, in questo modo il bisonte rossonero viene più facilmente arginato.

Al 35’ il Torino potrebbe raddoppiare: Gabetto serve Ossola che risegna, Dattilo però annulla il punto per un precedente fallo di Gabetto. Il portiere Milanese, apparso incerto in occasione del gol, si rende protagonista di due belle parate su Menti e Gabetto. Finisce 1-0 un primo tempo stradominato dalla squadra di casa.
Secondo tempo
Subito dopo il secondo fischio d’avvio dell’arbitro Dattilo il Torino decide di complicarsi la vita da solo mandando il terzino sinistro Martelli in sovrapposizione sulla fascia. Il traversone del difensore granata viene respinto dalla difesa rossonera che avvia un rapido contropiede: Burini prende palla incustodito, si sposta al centro e dopo uno scambio in velocità con Nordahl si presenta davanti a Bacigalupo, battendolo senza pietà: 1 a 1 e Comunale ammutolito.
Il Torino è tramortito da quest’autentica doccia gelata, tanto che Annovazzi ha sui piedi l’occasione del 2-1, ma il suo tiro viene parato da Bacigalupo. Dopo qualche minuto di confusione il Toro ricomincia a giocare il suo calcio: al 6’ un lancio con il contagiri di Loik, che ha giocato una splendida gara nelle vesti di metronomo, viene raccolto da Gabetto, l’anziano centravanti vince il duello con Tognon e batte Milanese per il 2 a 1 che ristabilisce le gerarchie.
Il Torino ormai gioca con scioltezza divorandosi altri tre gol con Mazzola, Grezar e Gabetto. Al 26’ Ossola scappa via sulla sinistra ad uno frastornato Belloni, che lo stende a terra. Sulla susseguente punizione, battuta sempre da Ossola rasoterra sul primo palo, irrompe il mediano Fadini che segna il 3 a 1 che ipoteca la partita.

Al 30’, su un filtrante di Capitan Valentino, è ancora lo scatenato Ossola a segnare il 4 a 1 che mette la parola “fine”. Il resto è accademia torinista: Mazzola si divora un altro gol, che meriterebbe, mentre all’ultimo minuto uno spentissimo Nordahl cicca il pallone davanti a Bacigalupo.

Non c’è tempo per altro: al triplice fischio dell’arbitro Dattilo i granata festeggiano questo altro grande successo, il Torino ha dato l’ennesima conferma di essere davvero “Grande”.
Francesco Scabar