Antefatti
Dopo l’interlocutorio pareggio ottenuto sul campo della Lazio il Grande Torino, nella settimana che va dal 14 al 20 marzo 1949, deve preparare un’altra sfida ostica, quella contro il Bologna.
I petroniani, sesti con 31 punti (dodici in meno del Toro), sono in realtà una delle formazioni in assoluto più in forma del campionato e nel girone di ritorno hanno finora totalizzato 13 punti, due soli in meno dei campionissimi granata.
I rossoblù sono una formazione estremamente coriacea, che fa dell’equilibrio e della compattezza la propria arma principale e sono specializzati nei pareggi: la squadra con più segni X in classifica.
Il Torino arriva a questa partita con qualche grattacapo di troppo: l’unica notizia buona è il rientro di capitan Mazzola, per il resto il polso di Bacigalupo è ancora dolorante, ma Egri Erbstein non si fida assolutamente a far giocare la sua riserva Gandolfi (che scamperà miracolosamente alla sciagura di Superga solo perché Aldo Ballarin convinse Ferruccio Novo a mandare suo fratello Dino come secondo portiere a Lisbona), mentre Maroso è ormai guarito dallo stiramento, tuttavia, il fuoriclasse granata non può ancora allenarsi con la palla.
Nella giornata di sabato Erbstein incontra i giornalisti ed annuncia loro la seguente formazione: Bacigalupo; Ballarin, Martelli; Grezar, Rigamonti, Castigliano; Menti, Loik, Gabetto, Mazzola, Ossola. Il Bologna prima di arrivare nel capoluogo piemontese ha fatto tappa a Novara dove si è giocato l’anticipo tra i padroni di casa ed il Milan.
Il successo dei rossoneri per 2-1, che con questi due punti si portano a -5 dai battistrada granata, è un’altra nota stonata per il Torino che domenica giocherà finalmente sul suo campo, lo Stadio Filadelfia, dopo un mese di esilio più o meno forzato tra trasferte e partite disputate nel vicino Comunale.
Le due squadre
È una domenica tersa e soleggiata il 20 marzo 1949, quasi un primo accenno di primavera. Davanti a circa 16 mila spettatori, alle 15.30 entrano in campo le due squadre, il terreno di gioco del Filadelfia è quasi perfetto con un po’ di terra visibile solamente all’interno delle due aree di gioco.
Il Bologna gioca nella sua consueta divisa rossoblù con calzoncini bianchi e calzettoni blu, il Torino invece indossa per la seconda volta consecutiva in casa la maglia bianca.
Il Toro si schiera con l’annunciata formazione della vigilia, di fatto la formazione tipo col prezioso Martelli terzino sinistro al posto di Maroso.
Il tecnico del Bologna è l’austriaco di origini friulane Tony Cargnelli che con i suoi sessant’anni è tra gli allenatori più esperti e navigati della massima serie, il viennese è inoltre un ex che ha lasciato ottimi ricordi a Torino in quanto è stato allenatore granata della formazione del 1927/28 che ha conquistato il suo primo scudetto con il trio Balonceri-Libonatti-Rossetti.
Gli emiliani sono una delle ultime “roccaforti” metodiste della massima serie, del resto con questo sistema di gioco il Bologna ha vinto tutto ciò che c’era da vincere negli Anni Trenta, quindi perché cambiare?
A Torino Cargnelli presenta il seguente undici: il portiere è Glauco Vanz, classico numero uno da Metodo, più abile a parare tra i pali che nelle uscite ed è comunque tra i numeri uno più affidabili del campionato, tanto da essere stato selezionato da Vittorio Pozzo per le Olimpiadi del 1948. Terzini centrali sono il giovane ed esuberante Dino Ballacci, prodotto del settore giovanile petroniano e l’esperto
Secondo Ricci, l’ultimo esponente del glorioso “Bologna che Tremare il Mondo Fa”.
Nonostante una brutta frattura alla gamba patita nella stagione precedente il terzino ravennate a trentasei anni è ancora in campo a guidare la difesa, con tutta la sua esperienza. Sulle fasce, come mediani metodisti laterali, Cargnelli sceglie Cingolani e Marchi, due giocatori molto solidi e volitivi, col magiaro Béla Sárosi al centro della mediana, fratello minore del più noto György: è il classico centrosostegno d’antan dotato di piedi raffinati, pur se troppo macchinoso nelle movenze. Mezzali arretrate, con l’8 ed il 10, sono i giovani Bernicchi e Tacconi, il primo con compiti di spola, il secondo con mansioni di regista. Il tridente è il piatto forte del Bologna e vede all’ala destra il fuoriclasse ungherese Istvan Mayer detto Mike che ha ereditato a suon di gol e belle giocate la pesante numero 7 di un asso come Amedeo Biavati, ritiratosi nell’estate precedente dal calcio giocato.
Secondo il parere del giornalista Carlo F. Chiesa, Mike è stato il giocatore migliore in assoluto di tutta l’annata 1948/49.
Centravanti è l’altro campione (purtroppo inespresso a causa della sua proverbiale testa matta) Gino Cappello, descritto da Niels Liedholm e Sandro Ciotti come il miglior giocatore italiano da loro ammirato.
Chiude l’undici ospite la guizzante ala sinistra Taiti.
Cronaca della gara
Primo tempo
Il Bologna, pur schierandosi sulla carta con il Metodo, nella realtà dei fatti si arrocca fin dai primi minuti nella sua area piazzando un “bel torpedone” (per usare il linguaggio di allora) davanti alla porta di Vanz.
Il tecnico Cargnelli ordina subito alle due mezzali Bernicchi e Tacconi di arretrare davanti ai propri terzini al fianco del centromediano Sárosi. Si forma così una barriera umana di otto giocatori (il portiere, i due terzini, i tre mediani, le due mezzali) che sulle colonne de “La Stampa” Vittorio Pozzo bolla come eccessivamente ostruzionistica.
A suo giudizio, infatti, gli otto giocatori in maglia rossoblù, ammassandosi troppo nell’area di rigore, non avevano nessun collegamento con il tridente d’attacco Mike-Cappello-Taiti che il saggio Cargnelli ha messo uomo contro uomo contro i tre difensori del Torino per sfruttarli in contropiede.

La tattica “catenacciara” del Bologna funziona comunque alla perfezione, in quanto nei primi venticinque minuti non accade nulla: il Torino si riversa in massa nella metà campo rossoblù riuscendo solo a mostrare il suo solito calcio fatto di triangolazioni rapide, movimenti senza palla e sovrapposizioni di mediani e terzini, ma nulla più.
Tra le due squadre però c’è veramente un abisso, per principi di gioco, ma per metà tempo il Torino non riesce mai a penetrare nell’area avversaria, limitandosi a qualche tiro da fuori. Al 25’ la prima occasione della gara: Grezar, in posizione di ala destra, ruba palla a Marchi e crossa al centro dove Castigliano, appostato come centravanti, gioca di sponda per Mazzola, il capitano effettua una spettacolare rovesciata che Vanz blocca in tuffo.
Alla mezzora il Bologna si fa vedere per la prima volta nell’area granata: il solito Mike fugge, supera un avversario e crossa un pallone troppo lungo, che l’accorrente Taiti non riesce a controllare gettandosi sullo slancio in mezzo ai fotografi a bordocampo, suscitando l’ilarità generale.
Insiste il Torino, con le sue spettacolari trame offensive, ma il Bologna ha un’altra occasione: su uno spiovente da destra Cappello anticipa Bacigalupo senza riuscire però ad indirizzare la palla nello specchio della porta. Su uno dei tanti calci d’angolo in favore del Torino (11 a 1 il computo finale) Mazzola di testa sfiora l’incrocio dei pali. Dopo un’intricata azione sull’asse Rigamonti-Castigliano-Gabetto il pallone arriva a Loik che calcia un tiro centrale, che l’attento Vanz para.
Su un altro calcio d’angolo per il Toro Ballacci respinge la palla di testa, Ossola effettua un tiro cross insidioso, che il portiere ospite smanaccia al lato.
Sul finire della prima frazione il Torino coglie l’occasione più nitida per passare in vantaggio: punizione dalla destra di Ossola, respinta di pugni del sempre attento Vanz, Mazzola raccoglie e calcia a rete una palombella che Ballacci respinge di testa sulla riga di porta.
Secondo tempo
La seconda inizia come la prima e cioè con il Torino avanti tutta ed il Bologna più chiuso che mai nella sua area di rigore, al 56’ però su una delle rarissime puntate offensive della squadra ospite, sarebbe potuto arrivare l’episodio che avrebbe cambiato le sorti del match.
Su una punizione di Béla Sárosi Cappello sfiora la palla di testa, liberando Taiti che, in anticipo sul suo controllore Ballarin, di testa manda il pallone a carambolare prima sullo spigolo interno del palo e poi in fondo al sacco.
Sul Filadelfia scende un silenzio di tomba, perché ora con questo gol il Bologna avrebbe l’opportunità di fermare l’imbattibilità casalinga dello squadrone granata che al Filadelfia dura addirittura dall’11 ottobre 1942 (Torino-Livorno 1-2).
L’arbitro Camiolo però, tra l’incredulità dei giocatori rossoblù annulla il punto; rimangono ignoti i motivi dell’annullamento (fallo di mano di Cappello? Fuorigioco di Taiti?) anche se le immagini della “Settimana Incom” mostrano Bacigalupo che, dopo aver incassato il gol, fa ripetutamente cenno di no con le mani: probabilmente il gol era per qualche motivo irregolare.
Al 60’ arriva il secondo episodio in favore del Torino: l’anziano terzino del Bologna Ricci, il regista difensivo della squadra rossoblù, accusa uno stiramento e, in un’epoca in cui non esistevano le sostituzioni, viene confinato all’ala sinistra. Al suo posto Cargnelli abbassa Taiti vicino a Ballacci.
Il Bologna, anche se virtualmente in dieci uomini, inizia a mettere più di qualche volta la testa fuori dal guscio: su un lancio lungo di Sarosi, Mike semina il panico nella difesa dei campioni granata, né Martelli, né Rigamonti riescono a bloccarlo, poi da posizione defilata calcia a rete un tiro che Bacigalupo para con difficoltà in due tempi.
Poi, sulla prima azione manovrata della partita, Cappello serve a Tacconi una palla invitante, la mezzala però calcia un tiraccio a parabola che Bacigalupo para facilmente.
Sul fronte opposto Mazzola intanto scalda il suo sinistro, ma Vanz, in giornata di grazia, respinge in tuffo anche questo tiro. Al 69’ però arriva la rete risolutiva del Toro: su una punizione di Loik dalla destra la difesa del Bologna respinge, raccoglie la sfera ancora il fiumano che la fa spiovere in un’area intasatissima, colpo di testa di Castigliano, rovesciata di Gabetto, girata al volo di prepotenza di Capitan Mazzola che finisce quasi sotto il sette, Vanz non ha nemmeno avuto il tempo di provare la parata.

Anche se il capitano torinista non ha disputato una delle migliori prestazioni della sua carriera è stato ancora una volta decisivo nel momento più delicato del match. Di fatto la partita finisce qui: il Torino si limita ad amministrare e colleziona solo un’altra occasione con Ossola che incrocia bene sull’angolino basso un cross di Menti, Vanz (il migliore in campo) però si allunga e con un grande intervento salva ancora la sua porta.
Al triplice fischio dell’arbitro Camiolo il Filadelfia può esplodere di gioia: pur dominando il Torino si è dovuto accontentare di uno striminzito 1-0 per vincere l’accanita resistenza di una nobile squadra come il Bologna.
Francesco Scabar